"Il gioco del calcio a Sant'Alvise" di GABRIEL BELLA - di FINESTRE SULL'ARTE
Il gioco del calcio a Sant'Alvise
Autore: Gabriel Bella
XVIII secolo
Venezia, Fondazione Querini Stampalia
A Venezia, il Governo promuove l'addestramento al tiro con arco e balestra, predisponendo luoghi appositi come la piscina di Sant'Alvise.
Dopo il Carnevale, durante la Quaresima, l'area si trasforma in un campo da calcio per svaghi sportivi. Le squadre, dette del monte e del piano, composte da venticinque giocatori ciascuna, si distinguono per il colore degli indumenti. I giocatori colpiscono la palla solo con i piedi, mentre i portieri possono usare le mani. Due tamburini segnano il tempo; le porte, in legno o stucco, hanno gradini laterali e sono presidiate da alfieri con lo stendardo di San Marco. Una staccionata delimita il campo e trattiene la folla. Bella prende spunto da un'incisione di Giacomo Franco del 1610, ma sviluppa la scena orizzontalmente, dando respiro al gioco tra le due porte. Adotta i costumi dei giocatori secondo la moda del suo tempo, mentre gli spettatori mantengono i mantelli secenteschi.
Foto alta risoluzione: Wikimedia
Sono iniziati i Mondiali di Calcio Brasile 2014! E per celebrare l'evento, proponiamo un particolare dipinto dedicato al calcio: Il gioco del calcio a Sant'Alvise, un dipinto realizzato nel Settecento da un vedutista veneziano minore, Gabriel Bella, e conservato oggi a Venezia presso la Fondazione Querini Stampalia.
A Venezia il calcio si giocava fin da epoche antiche, prima ancora che fosse codificato nell'Inghilterra ottocentesca nelle forme in cui è sopravvissuto finora. Era praticato sia dal patriziato che dal popolo, benché le classi sociali pare non giocassero assieme, e ognuna aveva i propri campi preferiti. Tra quelli preferiti dai nobili c'era il bersaglio di Sant'Alvise, un campo dove ci si esercitava al tiro ma dove si giocava anche al pallone: è proprio al bersaglio di Sant'Alvise che è ambientata la scena di Gabriel Bella.
I calciatori si affrontavano, come oggi, in due squadre (anche se all'epoca erano composte da 25 giocatori ciascuna), ognuna con la propria divisa e, proprio come nel calcio odierno, non si potevano utilizzare braccia e mani per colpire la palla (benché nel dipinto di Gabriel Bella sia rappresentata una variante che prevedeva anche l'uso delle mani), né tantomeno per colpire gli avversari. Nel dipinto vediamo anche che il campo da gioco aveva due porte, rialzate (si trovavano infatti sopra un paio di gradini), che erano costruite in legno ed erano ricoperte di stucco. Le porte erano segnalate, come si vede anche dal dipinto, da due alfieri che reggevano lo stendardo con il leone di San Marco, simbolo di Venezia.
E, a giudicare dal pubblico che Gabriel Bella raffigura nella scena, già allora le partite dovevano essere piuttosto seguite... !
Fonte: Finestre Sull'Arte